![]() ![]() Il luogo d'origine di questa cultivar a bacca nera, da sempre la più diffusa nella zona etnea, è sicuramente la piana di Mascali, alle falde dell'Etna, dove questo vitigno si coltiva da almeno quattro secoli. Il Nerello Mascalese dell'Etna, oggi, è un complesso di popolazioni clonali molto eterogenee. Il Niureddu mascalisi o Niureddu, come viene chiamato dai viticoltori etnei, è un vitigno di grande vigoria vegetativa e produttiva. La grande vigoria del Nerello Mascalese è fortemente condizionata, sull'Etna, dall'annata, dalla zona in cui viene coltivato, dal sistema d'allevamento, dalla densità d'impianto e dalle pratiche colturali impiegate. Questo comporta una notevole variabilità qualitativa delle uve a maturazione, specie a carico d'alcuni costituenti polifenolici. Dal punto di vista qualitativo, l'esperienza ha ampiamente dimostrato che il sistema d'allevamento migliore per il Nerello Mascalese è quello tradizionale ed antichissimo ad alberello (2-3 branche per pianta con uno sperone portante due gemme) con alte densità di viti per ettaro (6.000/9.000 ceppi per Ha, con sesto d'impianto 1x1 o 1,25x1,25). Nella zona etnea è facile trovare vecchie o vecchissime vigne di Nerello Mascalese in cui è curioso costatare la mancanza di un sesto d'impianto geometrico delle viti. Questo perchè sull'Etna era, ed in parte lo è tuttora, molto diffusa la pratica di propagazione della pianta per propaggine (purpania), cioè l'interramento del tralcio di vite per ripristinare la fallanza prossimale: di conseguenza nei vecchi vigneti ad alberello vi è una cospicua presenza di viti franche di piede. |
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